Chernobyl: dopo 40 anni si parla ancora del suo impatto sulla salute
Sono passati più di quarant’anni dal peggior incidente nucleare della storia e ancora si sta parlando dell’impatto che Chernobyl ha avuto, continua ad avere e avrà sulla salute. Le conseguenze di questo disastro si possono vedere ancora oggi andando a visitare non solo la cosiddetta zona di esclusione, ma anche i paesi e le città che confinano con essa, che si trovano in Bielorussia e in Ucraina.
Recentemente ha fatto piacere sapere che un intervento moderno sta cercando di equilibrare le conseguenze negative della centrale sulla zona di esclusione con l’installazione di un impianto fotovoltaico. Rendere quella parte di terra disabitata un luogo produttivo è sicuramente un’ottima idea.
L’impianto genererà oltre 2 milioni di kWh di elettricità pulita all’anno. Ciò rappresenta il 5% del consumo annuo dell’impianto e consentirà un risparmio di circa 365.000 dollari all’anno. I fondi risparmiati saranno destinati alla modernizzazione, alla sostituzione e all’aggiornamento delle apparecchiature critiche necessarie per lo smantellamento in sicurezza della centrale nucleare di Chernobyl.
Comunque, non è tutto oro quello che luccica. Infatti, installare un impianto che genera energia pulita non “pulisce” dalle conseguenze che il disastro di Chernobyl ha sulla salute. Recenti studi hanno confermato che le particelle radioattive sono ancora più stabili dopo 40 anni.
Le analisi dimostrano che queste particelle calde sono molto più stabili di quanto si pensasse in precedenza. Anche se le particelle decadono secondo uno schema sostanzialmente uniforme, ci saranno sempre dei valori anomali, particelle più persistenti, che rilasceranno radionuclidi in un secondo momento.
Chernobyl: cosa si può fare per la salute
Lee Jong-wook, direttore generale dell’Oms, ha spiegato: “Il rapporto dell’Oms sugli effetti dell’incidente di Chernobyl sulla salute fornisce ai Paesi e alle popolazioni più colpite le informazioni necessarie per prendere importanti decisioni di salute pubblica e quindi per ricostruire le loro comunità“.
“Lavorando per ricostruire un futuro, non dobbiamo dimenticare le famiglie di coloro che sono morti in seguito all’incidente, né coloro che continuano a soffrire per le conseguenze dell’esposizione alle radiazioni e per la radicale distruzione delle loro vite“, ha poi concluso Lee Jong-wook.
